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31
ago

A cena con Omina Romana

Ieri siamo stati alla degustazione organizzata a Fondi presso Il Riso Amaro da Fis Lazio Sud e Romina Riolli dei vini di Ômina Romana.

Tornando in macchina la battuta è stata che in fin dei conti questi ragazzi Italo-tedeschi stanno perdendo tempo con gli abbinamenti; i loro vini sono così vari, completi e appaganti che si potrebbe organizzare una cena senza cibi. Pensa te con le pietanze di Maurizio De Filippis…

La serata è iniziata con la presentazione di Giovanni Lai che con piglio risoluto da vera winestar ci ha spiegato la storia e la filosofia dell’azienda rendendoci la sensazione di una scommessa azzardata che attraverso le sue parole si spiega e diventa non solo sensata ma assolutamente realistica.

Dopo tanto parlare è arrivata la sete. Subito spenta dal Bellone Brut.

Il Bellone? eh si perchè Ômina Romana rompe da subito tutte le convenzioni e le divisioni tra aziende internazionali, vitigni autoctoni e altre sterili categorizzazioni, tirando fuori dal cappello il suo “autoctono internazionale” ;)

Lo chardonnay? ci è dispiaciuto berlo. Ci si consuma il naso con una espressione stupita. Un pò come ci si consumano gli occhi davanti agli affreschi della cappella sistina. Ma tant’è bisogna berlo e purtroppo finirlo.

Il Viognier? irraccontabile, eclettico, sfuggente. Insomma buono buono.

Il Cesanese? (si si proprio un cesanese). Un pitbull che fa le fusa.

Alla fine chiaccherando con Giovanni Lai, Edoardo Campisi e un sorridente Anton Börner abbiamo compreso ancora meglio il loro razionalismo romantico.
Loro affrontano la vigna, il vino, il mercato, il marketing, l’organizzazione aziendale mettendo insieme un puzzle di infinite variabili che con arte, tecnica, tecnologia e cuore ricompongono con inifinita pazienza per andare a scovare fino in fondo la loro idea di perfezione.
Fare il vino è un duro lavoro, ma qualcuno deve pur farlo ;)
Cin :)
Andrea Vellone