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Dentro l’eccellenza: visita all’azienda “Omina Romana”.

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Velletri (Rm) – 26-07-2016. Oggi vogliamo raccontarvi la bellissima esperienza di questa giornata, vissuta nella scoperta di questa azienda vitivinicola e nella conoscenza diretta delle persone che vi sono dietro. A dire il vero alcuni loro vini li avevamo già assaggiati pochi giorni prima, durante l’evento enogastronomico “Good Food & Wine” nella bellissima cornice di Vigna La Corte a San felice Circeo. Allora, a presentarci la gamma di bollicine e di vini bianchi dell’azienda, fu Edoardo Campisi, dinamico promoter aziendale. Il primo impatto con l’azienda fu talmente positivo, che subito ci ripromettemmo di approfondire il prima possibile la conoscenza di questa bellissima realtà. Decidiamo quindi di recarci presso la tenuta di Via Fontana Parata a Velletri, sede produttiva dell’azienda, per una visita della cantina e dei vigneti. La zona di produzione è quella dei Castelli Romani, un’areale per molto tempo forse troppo bistrattato dal punto di vista enologico, per lo più a causa di politiche produttive che hanno perseguito la quantità anziché la qualità, che non per carenze oggettive del terroir. In questo caso però, è bene chiarire subito che siamo lontani anni luce da quel tipo di enologia.

Tuttavia all’arrivo restiamo un po’ spaesati  davanti l’ingresso dell’azienda, caratterizzato da una solida e austera cancellata con un’alta recinzione con filo spinato e telecamere sparse praticamente dappertutto. Disorientati da tutto ciò e dall’assenza di un’insegna o di un marchio aziendale ben evidente, pensiamo per un attimo di aver sbagliato indirizzo. Se non fosse per le ampie distese di curatissimi filari (circa 90 ettari) che circondano il fabbricato e che di fatto testimoniano inequivocabilmente l’attività svolta all’interno.

Sin da subito notiamo le architetture moderne e nello stesso tempo spartane della struttura, che già di per sè preannunciano processi produttivi che si allontanano molto dallo standard di una cantina tradizionale. Negli anni abbiamo avuto il piacere di visitare decine e decine di aziende vitivinicole, ma mai come in questo caso abbiamo avuto questo tipo di impatto varcando l’ingresso. La sensazione è quella di essere entrati in un contesto produttivo praticamente perfetto, in cui ogni singolo particolare non ha nulla di casuale, ma anzi, è parte integrante di un progetto ben definito: creare vini top a livello internazionale. Potrebbe sembrare un obiettivo ambizioso, ma in realtà è estremamente coerente con tutto ciò che viene fatto qui. Lo si avverte osservando la maniacale ricerca della perfezione in ogni dettaglio della filiera produttiva, anche quello apparentemente più insignificante. Il tutto è finalizzato a far sì che la vigna produca frutti della massima qualità possibile. E a confermarcelo è direttamente il patron dell’azienda, il Dott. Anton Borner, industriale tedesco della rubinetteria e sanitari, nonché presidente della Bga, la Federazione del commercio estero per la Germania. Le sue foto in bell’evidenza nei corridoi degli uffici, che lo ritraggono in compagnia di Angela Merkel, inizialmente ci mettono un po’ di soggezione. Ma è poi è lui stesso con la sua ospitalità e la sua gentilezza a metterci rapidamente a nostro agio. Quindi ci accompagna personalmente con il suo fuoristrada in un tour nei bellissimi vigneti (che forse sarebbe più appropriato chiamare giar) insieme a Edoardo e a Giovanni Lai, direttore commerciale dell’azienda. Le sue spiegazioni sono particolarmente appassionate, ma anche molto tecniche e comunque mai banali. Ci parla innanzitutto dei motivi che lo hanno portato dalla Germania a optare per il Lazio e in particolare per quella zona. Una scelta tutt’altro che casuale o azzardata e che in realtà è frutto di una valutazione particolarmente attenta ed oculata. L’acquisto della tenuta è avvenuto infatti soltanto dopo un approfondito studio, coadiuvata da università italiane e tedesche, dal quale è emerso di fatto come la zona delle colline di Velletri sia in realtà un territorio particolarmente indicato per effettuare una viticoltura di alta qualità. Praticamente un terroir ideale, grazie alla concomitanza di varie condizioni ambientali favorevoli, come la presenza di diversi di origine vulcanica e il supporto di un microclima particolare: la zona infatti è esposta a sud-ovest e beneficia della vicinanza della costa tirrenica, da cui riceve quotidianamente le fresche e salmastre brezze marine che anche noi, nella caldissima mattinata, abbiamo apprezzato particolarmente. Eppure, avere condizioni pedoclimatiche praticamente perfette per la viticoltura era condizione necessaria ma non sufficiente per il progetto enologico intrapreso da questa azienda. Qui infatti la cura della vigna è portata all’estremo, con un’attenzione accurata, scrupolosa, quasi maniacale per ogni singola pianta di ogni singolo filare di ogni singolo vigneto. Ma non solo. Grande importanza è data al rispetto dell’ecosistema nel suo complesso, ed ogni azione effettuata in campo è svolta cercando di alterare il meno possibile gli elementi che lo compongono e i processi naturali al suo interno, cercando anzi di assecondarli per trarne beneficio. E la stessa cura del particolare riscontrata sul terreno la avverti anche visitando l’interno della struttura, non solo nella moderna cantina di vinificazione o nella barricaia, ma anche in tutti gli altri ambienti dell’edificio, uffici e parcheggi compresi.

Il lungo e piacevole tour però non poteva concludersi che nella sala degustazione, dove nel frattempo il cordialissimo personale aziendale ha avuto cura di allestirci il tavolo per una lunga serie di assaggi e a seguire un gustoso brunch. A questo punto il Dott. Börner è purtroppo costretto a salutarci, ma restiamo comunque in buone mani in compagnia di Edoardo e Giovanni. Insieme degustiamo dapprima le ottime bollicine del Bellone Spumante Brut (metodo charmat). Una bella interpretazione della spumantizzazione di queste antiche uve bianche autoctone, ma non in purezza, perché c’è un 15% di Incrocio Manzoni che serve a donare aromaticità e un maggiore equilibrio complessivo. Continuiamo poi con uno Chardonnay in purezza, per il 50% affinato in barrique di rovere francese: un prodotto di altissimo livello, che già nel precedente assaggio al Circeo ci aveva conquistato per l’equilibrio perfetto tra le note di frutta esotica e le note finali di vaniglia. Proseguiamo quindi con il Viognier, di sicuro il prodotto che ci ha più impressionato. II colore giallo oro e profumi sono così intensi e appaganti per vista e olfatto che quasi non servirebbe portarlo alla bocca. Ma poi non resisti. Freschezza, mineralità e soprattutto cremosità sono gli ingredienti principali di questo splendido vino che ti avvolgono il palato con lunghissima persistenza finale su note speziate. In assoluto il picco più elevato raggiunto da un vino prodotto da questo vitigno, almeno tra quelli da noi assaggiati fino ad oggi. Siamo già talmente soddisfatti della degustazione che quasi ci costa “fatica” dover passare ai rossi. Anche per puro campanilismo non possiamo rifiutare un assaggio di Cesanese. Un cesanese un po’ atipico, almeno rispetto a quelli a cui siamo abituati, con un colore un po’ scarico e un tenore alcoolico decisamente basso per un vino da questo vitigno, ma che proprio per queste caratteristiche ci stupisce per originalità, morbidezza e piacevolezza generale. Caratteristiche che lo rendono abbinabile con tranquillità anche a piatti di mare, generalmente “off-limits” per questo autoctono. In ultimo ci viene offerto un taglio bordolese, il “Diana Memorensis 2011”, vino che porta il nome della dea romana della caccia. Una cuveè davvero importante, un nettare che amalgama la varietà gustoalfattiva dei diversi uvaggi, esprimendo una piacevole robustezza ma anche una equilibrata complessità di aromi, che vanno dai frutti rossi alle spezie e alla vaniglia.

Nonostante la gamma di vini aziendali comprenderebbe ancora alcune “chicche”, tra cui un interessantissimo Spumate Rosato di Syrah, arriviamo alla fine della degustazione, riservandoci il piacere di completare “il percorso” in una successiva occasione. Ma quello che abbiamo visto e degustato oggi ci basta per riconfermare come, anche nel Lazio, sia tutt’altro che impossibile fare un’enologia di altissimo livello!

Terminiamo quindi qui la nostra visita e concludiamo la piacevolissima giornata con i saluti di rito. Ma poco prima di andare via veniamo a sapere che l’ultimo fortunato ospite che, prima di noi,  ha avuto il piacere di ricevere questo tipo di coccole e di attenzioni dal parte del Dott. Börner e dal personale dell’azienda, è stato niente di meno che lo chef pluristellato Heinz Beck. Basterebbe soltanto questo particolare per descrivere la qualità dell’esperienza fatta e il livello di ospitalità ricevuto e di cui siamo lusingati.

F.D.

 

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